Protagonista dell’incontro è stata Andreea Mihaela Dragos, medico specialista in Cardiologia e malattie dell’apparato cardiovascolare, che ha guidato il pubblico in una riflessione pratica su come allenarsi “su misura” per prendersi cura del cuore.
Al centro della serata, un messaggio netto: muoversi non basta. L’attività fisica quotidiana - camminare, fare lavori in casa o in giardino - è positiva, ma l’“esercizio fisico” in senso clinico è altro: un’attività pianificata, strutturata e ripetitiva, con un obiettivo preciso di salute. È questa intenzionalità a trasformarlo nel “farmaco perfetto”, capace di aumentare quantità e qualità della vita, ridurre i principali fattori di rischio (ipertensione, colesterolo alto, diabete, obesità soprattutto addominale) e, in molti casi, limitare la necessità di farmaci nelle persone che già convivono con queste condizioni.
La relatrice ha poi presentato l’allenamento come un intervento multisistemico, in grado di coinvolgere diversi apparati dell’organismo: oltre alla prevenzione cardiovascolare, l’esercizio regolare sostiene il benessere mentale, contribuisce a proteggere le funzioni cognitive con l’avanzare dell’età e aiuta a contrastare molte patologie croniche. Un passaggio importante ha riguardato anche la sedentarietà, descritta come uno dei principali fattori di rischio per le malattie degenerative moderne e quindi come un’abitudine da contrastare con continuità.
Ampio spazio è stato dedicato a come costruire una prescrizione efficace, basata su frequenza, intensità, durata e tipologia dell’attività. Dragos ha evidenziato la necessità di un programma completo che includa allenamento aerobico, forza muscolare e anche esercizi di mobilità, equilibrio e coordinazione. In particolare, ha sottolineato il valore del fitness cardiorespiratorio e del VO₂max come indicatore legato alla longevità, fornendo criteri pratici per misurare l’intensità (dal “test del parlato” al monitoraggio della frequenza cardiaca) e ricordando che l’attività vigorosa, se adatta alla persona, può offrire benefici superiori rispetto a quella moderata prolungata.
Un tema centrale della conferenza è stato quello della sicurezza: l’esercizio è potentissimo, ma va dosato. Prima di intraprendere allenamenti intensi, soprattutto per chi parte da una condizione sedentaria o presenta fattori di rischio, è utile una valutazione cardiovascolare (anamnesi, ECG ed eventuali approfondimenti come prova da sforzo in casi selezionati). La relatrice ha inoltre invitato ad ascoltare il corpo e a interrompere l’attività in presenza di segnali d’allarme come dolore toracico, mancanza di fiato sproporzionata, svenimento o palpitazioni anomale.
Da metà incontro in poi, la serata si è trasformata in un dialogo con il pubblico. Le domande hanno ampliato la prospettiva sulla prevenzione, toccando anche il tema oncologico: è stato ribadito come l’esercizio fisico contribuisca a ridurre il rischio di alcune neoplasie anche grazie al miglioramento del metabolismo del glucosio e alla riduzione del grasso viscerale, oltre ai benefici indiretti legati a uno stile di vita complessivamente più sano. Nel confronto è emersa anche una posizione critica verso il “mito” dei 10.000 passi al giorno: utili come base, ma non sufficienti da soli a sostituire un allenamento strutturato e progressivo.
In chiusura, il messaggio è rimasto coerente e concreto: l’esercizio fisico non è un optional, ma un investimento di lungo periodo. Per essere davvero efficace deve diventare una prescrizione personalizzata, sostenibile e progressiva, capace di accompagnare la persona nel tempo e di proteggere, giorno dopo giorno, la salute del cuore e dell’intero organismo.