21 aprile 2026
Gilberto Parlotti, il coraggio che ha segnato un’epoca
Eventi e Seminari
A TSC EDU una conferenza sprint dedicata alla memoria di un protagonista del motociclismo eroico

Passione, coraggio e determinazione sono i fili che intrecciano le storie più autentiche dello sport. Valori che hanno trovato piena espressione nella vita di Gilberto Parlotti, al centro della conferenza sprint ospitata ieri a TSC EDU e promossa dal Motoclub Trieste.

L’incontro ha restituito il ritratto di un atleta e di un uomo profondamente legato a Trieste, città in cui si trasferì da adolescente e dove mosse i primi passi nel motociclismo. Parlotti, ricordato per la sua corporatura esile ma per una forza e un coraggio fuori dal comune, fu uno dei protagonisti di quella stagione definita “motociclismo eroico”, fatta di passione pura e mezzi limitati. Insieme all’amico Gino Rinaudo affrontò trasferte e gare portando con sé pochi strumenti e grande determinazione, contribuendo alla nascita della “scuola triestina”, consacrata dai successi di Portorose nel 1961.

La sua carriera si distinse per una straordinaria versatilità, che lo portò a competere e vincere in tutte le classi, attirando l’attenzione di importanti case come Benelli, Ducati e Morbidelli. Tra gli episodi più significativi, il Gran Premio di Abbazia del 1969, in cui mise in atto una strategia decisiva per il titolo mondiale, e la rivalità con Ángel Nieto, fatta di confronto acceso ma grande rispetto reciproco.

Particolarmente intensa la riflessione sul Tourist Trophy del 1972, tragico momento in cui Parlotti perse la vita mentre era in testa alla gara. Un evento che segnò profondamente il motociclismo internazionale, contribuendo a una svolta nelle norme di sicurezza, sostenuta anche da figure come Giacomo Agostini. Le testimonianze condivise durante la conferenza, tra ricordi personali e aneddoti legati all’officina di famiglia e alle prime esperienze in gara, hanno restituito l’immagine di un campione autentico e di un punto di riferimento per un’intera comunità.

Oggi, il ricordo di Parlotti vive ancora attraverso simboli e racconti che ne custodiscono l’eredità: dal falco pellegrino disegnato sul suo casco, ispirato ai rapaci del Carso triestino, fino alla ballata “La Veranda” di Alessandro Bedoni. Un patrimonio di memoria che il Motoclub Trieste continua a tramandare con impegno, mantenendo viva la storia di un atleta che è diventato simbolo di passione e dedizione sportiva.

Un incontro che ha unito memoria e valori, confermando ancora una volta il ruolo delle conferenze sprint come spazi di approfondimento e ispirazione, capaci di raccontare attraverso lo sport storie che continuano a lasciare un segno nel tempo.