A guidare l'incontro sono state la Dott.ssa Margot De Palo, psicologa psicoterapeuta e teatroterapeuta attiva anche nell'ambito della regia teatrale, e la Dott.ssa Carlotta Butti, laureata DAMS indirizzo Teatro e tecnico di Teatroterapia Integrata, impegnata nella formazione teatrale e corporea sul territorio triestino. Attraverso un percorso che ha intrecciato storia del teatro, pedagogia, pratica scenica e riflessione sul corpo, le relatrici hanno accompagnato il pubblico alla scoperta delle trasformazioni che hanno caratterizzato la presenza dell'attore sulla scena nel corso dei secoli.
L'incontro ha proposto una riflessione sul significato profondo della presenza scenica, partendo da una domanda fondamentale: che cos'è davvero il teatro? Se luci, scenografie, costumi e persino il testo possono essere assenti, esiste un elemento senza il quale il teatro non può esistere: il corpo in movimento. Il teatro nasce infatti dall'incontro tra un corpo che agisce e uno sguardo che lo osserva, in una relazione viva e irripetibile.
La conferenza ha ripercorso le principali tappe della storia teatrale, mostrando come il ruolo del corpo si sia trasformato nel tempo. Dalle antiche comunità rituali, in cui non esisteva distinzione tra attore e spettatore e l'intero gruppo partecipava alla celebrazione dei miti collettivi, si è passati al teatro greco, dove emerge la separazione tra chi recita e chi osserva. In questo contesto il coro rappresentava un vero e proprio corpo collettivo, capace di comunicare attraverso una gestualità simbolica amplificata dall'uso delle maschere.
Particolare attenzione è stata dedicata alla Commedia dell'Arte, momento storico in cui nasce la figura dell'attore professionista. Il corpo diventa uno strumento di lavoro che richiede disciplina, allenamento e una precisa tecnica espressiva, capace di dare vita a personaggi riconoscibili attraverso posture, movimenti e dinamiche specifiche.
Il percorso è poi proseguito nel Novecento, secolo che ha rivoluzionato il modo di concepire l'attore. Attraverso le teorie di Vsevolod Meyerhold, Jacques Lecoq e Konstantin Stanislavskij, il corpo viene progressivamente inteso come un mezzo complesso di conoscenza, immaginazione e verità scenica. Dalla precisione della biomeccanica alla ricerca del "corpo poetico", fino alla costruzione del sottotesto emotivo attraverso l'azione fisica, il movimento diventa il centro del processo creativo.
La parte conclusiva della conferenza ha esplorato alcune delle esperienze più significative del teatro contemporaneo. Con Antonin Artaud il corpo torna a essere uno strumento capace di scuotere profondamente lo spettatore, mentre nelle opere di Pina Bausch il movimento si trasforma in racconto autobiografico, dando voce a paure, desideri e ricordi personali.
L'incontro si è concluso evidenziando come il teatro contemporaneo non abbia sostituito le esperienze del passato, ma le abbia stratificate. L'attore di oggi porta infatti con sé l'eredità del coro greco, della Commedia dell'Arte, delle avanguardie del Novecento e delle sperimentazioni contemporanee. Un corpo diventa realmente teatrale quando riesce a generare significato e a costruire relazioni: con gli altri attori, con il pubblico e con la dimensione simbolica che ogni rappresentazione porta con sé.
In un'epoca dominata dagli schermi e dalla mediazione tecnologica, il teatro continua a ricordarci qualcosa di essenziale: prima di ogni parola, prima di ogni tecnica, siamo un corpo.
Con questa conferenza si conclude il ciclo Sprint di TSC EDU prima della pausa estiva. Le attività riprenderanno tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre con nuovi appuntamenti dedicati alla cultura, alla formazione e all'approfondimento interdisciplinare.